Trattieni tutto e poi rilascia

11 ottobre 2019

Anche un secondo, un frammento che solo in pochi percepiscono e anche fraitendono.

Un grazie ha mille petali di significati, quattromila solitudini, due occhi e una schiena per appoggiarsi al muro, solo per un sollievo, un attimo di aria nuova. Ne serve negativa, allora la porta sta chiusa, e si salva, si protegge l’ossigeno. Ne serve positiva, allora si tende ad aprirla, e si ricambia, si pompa il cuore.

È un macchinario sofisticato, ci spiega l’infermiere; ti tiene in vita.

Jacopo è stupito, dalla tecnologia, dalla luce,  dalla stanchezza. Sosta davanti alle porte, ascolta, poi dopo, appena uscito, non vuole sentire nessuno.

Parla così,  ci spiega lui, perché  non vuole addentrarsi in cose troppo scientifiche.

Luca Oldani

L’odore dell’ascensore

11 ottobre 2019

Non riesco a non pensare che sono le 9 di mattina. E che magari c’è qualcuno che tutti i giorni si alza con questo pensiero, il pensiero che anche oggi – prima di tutto –  si va in ospedale, perché anche oggi ho bisogno di sapere come sta, come è andata la notte, anche oggi mi manchi, ho dormito da solo nel letto anche stanotte, anche oggi ho bevuto il caffè da solo e allora sì, vengo anche oggi mamma, sì nonno, anche oggi che è festa, sì c’è traffico ma arrivo amore, giuro arrivo, lo so sono in ritardo, sempre il solito, sì, anche oggi in ritardo, ma arrivo, amore, davvero, arrivo, lo giuro.

Jacopo Bottani

in reparto

9 ottobre 2019

 

Come entrare in chiesa: ci si toglie il cappello, si inizia a parlare sottovoce, si immergono le mani in uno strano liquido per purificarsi.

E niente, succede che io, che ero fino a ieri quella cosa che non c’entrava niente con tutto il resto dello sfondo, succede che mi rendo conto che c’entro pure io con quello sfondo lì, che lo conoscevo già, solo che non me lo ricordavo (o forse non me lo volevo ricordare).

Tutte le mie memorie di malattia, già dall’ascensore.

Jacopo Bottani

Erano pieni di speranza

7 ottobre 2019

 

L’infermiera porge le sue mani al paziente, lui prova a toccarla con la sua mano destra in maniera elegante.

03/10/19

 

Gli occhi della signora G. erano pieni di speranza e quanta forza che ho percepito in lei.

02/10/19

 

La paziente di colore camminando si è infilata in un passaggio stretto, cioè tra il tavolo e le carrozzine, secondo l’infermiera è una cosa positiva, un grande traguardo perché significa che la paziente ha più stabilità.

01/10/19

 

La paziente G. se tocca quello che osserva si rende conto che ha il senso del tatto ma se distoglie lo sguardo da quello che sta osservando si disconnette e perde il controllo del suo corpo.

30/09/19

 

Gianluca Pavone

Volontà di essere umani

6 ottobre 2019

Sospensione,

Danza,

Ritmo,

Attesa,

Storie,

Gioco,

Tatto,

Vita,

Rapporto,

Peso.

Provare, provare, ed ancora provare; il corpo in ascolto, il corpo che vince,

il corpo che pretende.

La volontà che supera, la volontà che cresce, la

volontà di essere umani.

E la forza di migliorare insieme.

Elena Biagini

Dappertutto

6 ottobre 2019

Si invitano i gentili ospiti
allla delicatezza
non tanto
per mancanza di polso
quanto
per reazione.
Noi di contro
ci faremo trovare vivi
e sarà necessario.
Annuseremo anche i pennarelli
metteremo la sveglia
per poi aprire gli occhi prima.
Una casa ci aspetta.
È domenica dappertutto.

Luca Oldani

Tutto è meschino tranne l’amore

4 ottobre 2019

Nobile allungare la vita, ancora più nobile riempirla.

Non avere altre domande.

Ma la pigrizia è di pensiero, d’empatia, d’orecchio.

Quante ne sai? Nessuna.

Ascolto.

Tendo.

E quella saggia che disse che poi, alla fine, il problema di tutto, è che ci vogliamo troppo bene.

Tutto è meschino tranne l’amore.

Luca Oldani

Mani in mano

3 ottobre 2019

Stare con le mani in mano. Avere le mani piene solo di mani. Le tue. Le mani, qui, svolgono i seguenti compiti:

Premere pulsanti che aprono porte (tralascio l’arte di sbatterle che è un’arte che se qualcuno avesse voglia di imparare deve venire qui) scorrevoli, che ti introducono in stanze dove altre mani scrivono, toccano monitor, controllano fili, girano pazienti che guardano mani che scrivono , controllano fili, toccano monitor, girano pazienti che guardano mani che scrivono, toccano monitor, controllano fili, che girano pazienti che guardano mani che premono pulsanti che fanno scorrere porte che appena aperte fanno apparire me, che con le mani in mano osservo. Le mie mani piene solo di mani.

La tasche non bastano, i punti del braccio da grattare dopo qualche secondo finiscono, le posizioni (braccia conserte, lungo il corpo, dietro la schiena, appoggiate alla guancia, carezzanti la barba, scompiglianti i capelli, picchiettanti la coscia, intrecciate) sono limitate. Il sapone igienizzante ti fa sentire concreto ma non posso finirlo (la tentazione è fortissima).

Ai medici e agli infermieri serve veramente.

Luca Oldani

La signora araba

1 ottobre 2019

Il dolore bisbiglia. Le differenze sembrano anagrafiche. Quello giovane sorride, parla distratto, si controlla le doppie punte. Noncurante manifesta vita. Quello adulto, di mezza età, guarda in basso. È scavato, perso, rassegnato; ha una spontanea e perfetta postura. Nella camminata soprattutto. Come si dovrebbe camminare: così. Quello quasi anziano ha paura. Non si nasconde. È troppo scosso. Tiene stretta la borsa. O la vita. Banale gioco di parole. È un cortocircuito vedere questi dolori seduti accanto in sala d’attesa. Difficile farli comunicare. Una signora col velo, dalla testa ai piedi color deserto, si mette seduta accanto a me. Telefona a qualcuno. Parla arabo. Didascalica, esce. Si sente la sua voce più alta, fuori. Piano piano la sala si svuota. Una bambina di due o tre anni fa lo slalom tra le sedie. La guardo. Sorrido. Piange. Mi ha scoperto. Cerco di non guardarla. Impossibile. La signora araba rientra. Si siede. Mi dà le spalle. Siamo soli io e lei. Adesso parla velocemente. Ad alta voce.

Luca Oldani

Di fatto è un viale alberato

1 ottobre 2019
Non si possono annaffiare le piante. Solo lui ha il permesso: il collaboratore proposto.
C’è  della frutta e della verdura finta in una cucina vera e un signore sta guardando la televisione con una mascherina bianca sulla bocca. Passeggio sul viale avanti e indietro. All’andata una coppia seduta in silenzio su una panchina. Al ritorno stessa coppia,  in silenzio, cambiata di posto. Passeggio spesso, ce l’hanno consigliato.  Sfrecciano sciami di biciclette. Non tutti quelli che passano sembrano cercare un preciso reparto. Ho l’impressione che la strada sia una scorciatoia per passare da una parte all’altra del quartiere. Di fatto, è un piacevole viale alberato.
Luca Oldani