La Fondazione Sant’Orsola apre in Oncologia una ‘stanza degli abbracci’

19 Dicembre 2020

La Fondazione Sant’Orsola ha aperto in Oncologia una stanza che darà la possibilità ai pazienti di incontrare durante il periodo di Natale i propri famigliari e di parlarsi e abbracciarsi in sicurezza. Per inaugurarla è arrivato in reparto il cardinale Matteo Zuppi, che – prima di passare in corsia per un saluto ai degenti – ha incontrato insieme al direttore generale Chiara Gibertoni medici, infermieri e operatori socio sanitari da cui è partita la richiesta della stanza.

 

“L’idea – racconta la coordinatrice infermieristica Silvia Orlandini – è venuta durante un meeting di reparto medici e infermieri, parlando di che cosa avremmo potuto fare per rendere più umano e sereno questo natale”. “Eravamo abituati – spiega il direttore dell’Unità operativa Andrea Ardizzoni – ad avere un reparto molto aperto, perché crediamo che il paziente abbia bisogno non solo delle terapie ma anche dell’amore dei propri famigliari e, con tutte le garanzie per la sicurezza, non volevamo comunque negare questo aspetto”

 

Il personale del reparto ha così individuato la sala riunioni all’inizio del corridoio, lontana dalle camere di degenza, come il luogo ideale dove realizzare l’intervento. Tra due paretine in cartongesso che la dividevano già in due parti, la Fondazione Sant’Orsola ha fatto costruire così una parete scorrevole in plexiglas, su cui sono stati inseriti 4 oblò da cui escono i guanti per permettere di abbracciarsi, anche per chi deve rimanere seduto. I pazienti saranno accompagnati nella parte più interna della stanza, sarà richiusa la parete in plexiglas e nella prima parte sarà fatto entrare il familiare.

 

La possibilità sarà inaugurata nel periodo delle feste, con 3 incontri al mattino e 3 al pomeriggio. Gli operatori del reparto, se ce ne sarà bisogno, potranno essere affiancati da infermieri e operatori socio sanitari volontari della Fondazione, che potranno occuparsi sia dei controlli sui parenti, sia della sanificazione degli ambienti, necessaria dopo ogni incontro, ma anche affiancare infermieri e operatori socio sanitari nel trasporto dei pazienti, per non pesare troppo su una vita di reparto resa già più complessa dalla situazione generale.

 

“L’ospedale – ha spiegato il cardinale Zuppi – è uno dei posti dove più si rivela l’umanità. Ma anche qui qualche volte fatica a manifestarsi, ad esempio quando come ora c’è una necessità d’isolamento per garantire la sicurezza. Io penso che una stanza come questa, dove si può sentire la persona amata e trasmettere i propri sentimenti, rende tutto quanto più umano, vince per certi versi la sofferenza e aiuta la terapia, dà un motivo in più per superare la malattia che altrimenti rischia di farti percepire come qualcosa che non vale più”.

 

“È molto significativo – ha commentato il direttore generale Chiara Gibertoni – che questa richiesta sia partita proprio dal personale, che vive ogni giorno a fianco dei pazienti e che sa leggerne i bisogni e le attese. È l’ospedale che siamo e sempre più voglia diventare: un luogo capace di unire all’eccellenza delle cure un’attenzione forte alle persone”. “Questo intervento – ha ricordato il presidente della Fondazione Sant’Orsola Giacomo Faldella – per noi prosegue il lavoro iniziato con il progetto ‘Lo spazio che cura’, grazie a cui abbiamo ristrutturato il day hospital oncologico, creando un luogo pieno di luce e colore, immerso nel verde. Conta lo spazio e ancora di più sono importanti le relazioni che in questo spazio, anche in ospedale, possono crescere e rafforzarsi”.

 

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